La val Tidone terra di confine con Pavia, storica rivale di Piacenza
nel corso dei secoli, riserva agli amanti della storia medioevale un' interessante
serie di fortificazioni di vario tipo che vanno dalle case torre al fortilizio
rurale al vero e proprio castello feudale. Percorrere questo itinerario
vuol dire risalire con la mente alle vicende delle grandi famiglie nobili
che hanno scritto molto spesso con il sangue la storia della zona e che
spesso hanno come unico ricordo pochi resti diroccati. Per i visitatori
più venali vuol anche dire veleggiare nella parte collinare tra
un mare di vitigni con relative aziende che producono vini favolosi mentre
a quelli più poetici sono riservati scorci di paesaggio che nulla
invidiano alla Toscana .L'itinerario si può fare in un paio di giorni
con comodo, comprendendo le visite guidate a Sarmato e a Rocca d'Olgisio.
Ricordatevi di non lasciare al sole le bottiglie di vino con cui avrete
caricato la macchina durante qualche fermata fuori programma....
Cominciamo il percorso da Piacenza prendendo la via Emilia Pavese e
dopo una quindicina di chilometri imbocchiamo a destra la strada per Sarmato.
L'accesso al castello è in centro paese.
Castello di Sarmato 
L'ingresso del castello (che è visitabile in estate nei giorni festivi
previa telefonata allo 0523 887305) presenta un portone ogivale con porticina
pedonale e la costruzione che è molto vasta e imponente si estende
lungo il borgo. Un giro esterno permetterà di osservare la grande
rocca e il mastio quadrato e il giro delle mura, oltre a varie costruzioni
difensive.
Le prime notizie danno il castello nel 1216 base di piacentini e milanesi
che conquisteranno successivamente i fortilizi pavesi intorno a Rovescala.
I primi feudatari sono ignoti ma è citato nel 1300 Gottardo Pallastrelli
che la tradizione ricorda per l'aiuto fornito a S.Rocco colpito dalla peste
(in paese esiste una grotta dove si dice vivesse il santo e una fonte dove
si dissetava..).
Nel 1376 il castello fu di Bartolomeo Saccamelica che lo teneva per
conto dei Visconti e che dopo varie traversie lo lasciò alla figlia
Margherita moglie del conte Giacomo Scotti.
Durante le contese tra Arcelli e Scotti del 1411, Sarmato fu assediata
dai primi che non riuscendo a conquistare il castello con la forza ci riuscirono
minacciando di morte Alberto Scotti che era caduto nelle loro mani. Nel
1417 i Visconti minacciati dal Carmagnola rivendettero il feudo agli Scotti
che lo conservarono fino a ai primi dell'800 quando per eredità
passò ai conti Zanardi Landi che lo conservano tuttora e che ne
stanno curando il progressivo restauro.
Rocca di Borgonovo 
Tornati sulla via Emilia appena dopo il semaforo si prende a sinistra
la strada per Borgonovo a cui si arriva dopo 5 chilometri. La strada sbocca
in prossimità della rocca.
Fu costruita nel 1196 dal comune di Piacenza a difesa del territorio
circostante dalle incursioni degli eterni nemici pavesi che mal rinunciavano
alle terre della Val Tidone.
Già qualche anno dopo fu distrutta da un incursione pavese, venne
ricostruita e ancora distrutta nel 1237. Di nuovo ricostruita venne data
alla famiglia nobile degli Arcelli che la tenne per qualche anno fino a
che dopo una violenta battaglia finì ai Visconti ed in seguito allo
stato Pontificio e al condottiero Niccolò Piccinino. Dal 1451 il
castello passò agli Sforza quindi nel 1679 fu requisito dai Farnese
che pochi anni dopo lo cedettero ai marchesi Zandemaria. Nel 1875 la rocca
venne ceduta al comune di Borgonovo per la somma di 80.000 lire e da allora
è rimasta di proprietà comunale ed ora è sede di uffici
comunali e dell'ufficio di informazione turistica. (tel.0523 861210)
La costruzione nonostante le vicissitudini storiche mantiene una struttura
esterna in mattoni abbastanza integra, a base rettangolare con due torri
quadrate disposte su due vertici della diagonale. La rocca è circondata
da un terrapieno con un largo fossato, nel passato pieno d'acqua, e presenta
due ingressi un tempo serviti da ponti levatoi. Si può pensare che
attorno esistessero altre opere difensive quali piazzuole per cannoni e
muretti a secco ma oggi tutto è stato sostituito da strade e parcheggi.
L'interno ha subito molte modifiche mantenendo di rilievo nel cortiletto
una doppia scalinata di accesso al loggiato superiore.
Castello di Seminò (Borgonovo) 
Dalla piazza della torre dell'acquedotto si prende la strada per
Ziano- Seminò e si sale in collina.
Dopo pochi chilometri troviamo il bivio per Vicomarino- Seminò
e giriamo a destra: il castello è dietro l' angolo su un colle alla
sinistra.
Fondato attorno al mille come Sanctum Miniatum la costruzione
mantiene ancora l'antica singolare fisionomia con due corpi di fabbrica
ma l'aspetto esterno è pesantemente rinnovato dai restauri.
L'ingresso principale era raggiungibile con una scala di 52 gradini
ancor oggi esistente.
Proprietà dei Leccacorvi dal 1347 fino al 1597 quando la famiglia
si estinse, fu dato dai Farnese agli Scotti di Montalbo. Passato in seguito
a varie famiglie è oggi di proprietà privata
Castello di Vicomarino 
Attraverso distese di vigneti che sono la ricchezza della val Tidone
si raggiunge Vicomarino e appena prima del paese sulla destra si nota la
cancellata della costruzione.
L'antico fortilizio citato sempre per la guerra del 1215 in cui fu distrutto
come altri fortilizi della zona, subì altri danni nel 1242 sempre
dai pavesi e nel 1294 dai Malaspina. Nei secoli seguenti passò agli
Scotti, ai Dal Verme ed agli Anguissola. In epoca imprecisata è
stato trasformato in dimora residenziale annesso ad un'azienda agricola.
Castello di Montalbo 
Dopo Vicomarino alla destra troviamo l'indicazione per Montalbo
il cui castello domina il paesaggio da un colle sovrastante la valle. La
visita esterna permetterà di notare le belle scalinate d'accesso
e le balconate sul parco. Difficile trovare scorci fotografici a causa
delle piante e dei fabbricati sorti attorno ma il fatto che il progetto
ultimo fosse del Vignola appare chiaro.
Di proprietà del comune di Piacenza fin dal 1138, a differenza
degli altri castelli della zona, nel 1215 vide la vittoria dei piacentini
sulle truppe pavesi che vi subirono una grave disfatta.
Nel 1447 il feudo fu assegnato dai Visconti ai Confalonieri che
lo tennero fino al 1516 quando fu distrutto dai Dal Verme. Passato
agli Scotti fu da questi trasformato nell'attuale residenza signorile.
Castello di Corano 
Torniamo verso valle e raggiungiamo Corano. Il castello molto ben conservato
è costituito da un unico corpo di fabbrica con una torre, conformazione
abbastanza particolare, e presenta merlature oggi chiuse per sostenere
il tetto. Nonostante le dimensioni ridotte fu oggetto di numerose azioni
belliche : nel 1241 fu distrutto dalle truppe di re Enzio di Sardegna;
nel 1372 fu occupato dai pontifici e successivamente dai Visconti; nel
1417 fu bruciato dal Carmagnola in lotta con gli Arcelli. Passato ai Radini
Tedeschi il castello fu rinnovato nel 1453 e rimase a questa famiglia fino
a metà del 1500 quando passò agli Anguissola.
Pianello 
Tornati alla provinciale puntiamo su Pianello. Il castello, trasformato
dai Dal Verme nel 1600 in residenza signorile fu profondamente modificato
e oggi si presenta come un insieme di costruzioni a sviluppo verticale,
costruite in sasso.
Il feudo nel 1300 fu dato dai Visconti ai Dal Verme che lo tolsero agli
Arcelli . Nel 1486 con l'avvento degli Sforza le proprietà dei Dal
Verme furono da Ludovico il "Moro" assegnate ad un suo generale, Galeazzo
Sanseverino. Le successive vicende militari provocarono ulteriori passaggi
del titolo fino a che nel 1521 ne furono reintegrati i Dal Verme.
Attualmente la costruzione è di proprietà del comune e
ospita gli uffici.
Rocca d'Olgisio 
A circa 7 chilometri da Pianello e raggiungibile seguendo le indicazioni
turistiche che non mancano troviamo Rocca d'Olgisio, uno dei fortilizi
più antichi e vasti della provincia.
Costruito su uno sperone roccioso che domina le valli del Tidone e del
Chiarone, l'imponente complesso disegnato seguendo il profilo della montagna
presenta un triplo giro di mura a difesa del lato più accessibile,
dove è posto anche l'unico ingresso munito di un portone ad arco
difeso da caditoie e da un secondo portone che era fornito di ponte levatoio
e che dava accesso al grande cortile interno. Un grande dongione domina
l'area interna dove sorgono altri fabbricati tra cui l'oratorio. Sul terreno
roccioso attorno balzano alla vista numerosi esemplari di un piccolo fico
d'India, l'opunthia compressa, vera rarità nel settentrione e che
qui ha trovato un ambiente ideale.
Tutta la zona boscosa della rocca offre una vegetazione rigogliosa
con specie rare protette, quali il dittamo e varie specie di orchidee
Il castello ha origini antiche ma di sicuro nel 1073 fu ceduto ai monaci
di S. Savino che lo tennero fino alla fine del 1300 quando passò
a un Della Rocca fautore delle armi pontificie. In quegli anni il castello
fu attaccato da piacentini contrari al papa guidati dal Malaspina ma l'arrivo
di rinforzi pontifici provocarono la sconfitta di questi. Nel 1352 la rocca
fu ceduta a Barnabò Visconti che la diede a Jacopo Dal Verme, suo
capitano. Nei primi anni del 1500 il re di Francia Luigi XII chiese ai
Dal Verme la sovranità della rocca e al rifiuto di questi la mise
sotto assedio con un forte esercito fornito di numerose artiglierie. Nonostante
violenti bombardamenti il fortilizio resistette per mesi fino a quando
il tradimento di alcuni ufficiali ne favorì la caduta.
Riacquistato dai Dal Verme nel 1521 rimase di loro proprietà
fino al 1800. Oggi è di proprietà della famiglia Bengalli
di Pianello che ha avviato lavori di ristrutturazione e che ha aperto la
rocca a visite guidate e altre iniziative.(tel.0523 998045).
Castello di Genepreto (Nibbiano) 
Tornati a Pianello si riprende la strada per Nibbiano. Dopo
alcuni chilometri a destra si incontra
una strada sterrata con l'indicazione per il castello di Corticelli
(1300) che vale la pena di vedere.
Tornati sulla provinciale poco più oltre sempre a destra c'è
la deviazione per Genepreto..Lasciata l'auto in piazzetta saliamo alla
chiesa che è sorta tra i resti del castello. Anche in questo caso
ci si trova di fronte a strutture molto rimaneggiate che pure hanno visto
un tempo avvenimenti storici importanti. Genepreto fu devastato nel 1243
dagli Svevi e nel 1269 dai Landi che incendiarono il paese non riuscendo
a prendere il castello. Nel 1408 i Visconti lo diedero ai Malvicini con
il titolo di marchese e loro rimase fino all'estinzione della famiglia
nel 1792. Con i successivi proprietari il fortilizio venne trasformato
in abitazione rurale subendo rovinosi rimaneggiamenti. La veduta verso
Piacenza è stupenda, verso l'alta valle è invece rovinata
da un imponente cava di cemento.
Tornati a valle si può proseguire per Nibbiano per visitare
il paese che presenta anche una bella torre quadrangolare residuo dell'antico
castello. Una deviazione sulla destra porta a Caminata e all'invaso di
Trebecco al confine con Pavia, uno specchio d'acqua formato dal Tidone
sbarrato da una grande diga degli anni "30. Proseguendo oltre si arriva
al passo del Penice.
Per tornare al nostro itinerario" storico" da Nibbiano si riprende la
strada del ritorno verso Borgonovo.
Lungo questo percorso non ,mancano altre vestigia storiche quali il
fortilizio di Trevozzo, oggi completamente alterato da costruzioni
abitative ma limiteremo la fermata a Castelnuovo .
Castelnuovo val Tidone (Borgonovo) 
Sulla sinistra del paese seminascosto dalla folta vegetazione del
parco si intravede il castello, la cui visione si limiterà a scorci
parziali dal muro di delimitazione che lo circonda.
La costruzione in mattoni ha forma trapezoidale con 3 torri agli angoli
(manca la quarta).
Sul lato nord esiste un ponte levatoio protetto da una torre con merli
e caditoie.
Le prime notizie danno Federico Barbarossa soggiornante a Castelnuovo
nel 1155, mentre nel 1215
il castello risulta distrutto da milizie pavesi. Nel 1300 viene edificato
sui resti del primo un nuovo fortilizio che nel 1412 i Visconti diedero
agli Arcelli. Nel 1575 Ottavio Farnese lo assegnò ai conti Dal Pozzo
per la fedeltà dimostrata durante l'uccisione di Pier Luigi Farnese
a Piacenza.
Successivi passaggi lo portarono ai nobili genovesi De Ferrari.
Bibliografia: Carmen Artocchini - Castelli piacentini- ed. TEP Piacenza.
|