| La val Trebbia è la valle più vasta e grazie
al suo fiume quella maggiormente conosciuta tra le valli piacentine. Dal
punto di vista storico l'interesse anche internazionale punta quasi unicamente
su
Bobbio quale città di S.Colombano che vi ha lasciato un
impronta eterna e sul castello di Rivalta, fra i primi resi visitabili
nel piacentino. Ciò non toglie che la valle presenti numerosi fortilizi
facenti capo a varie famiglie nobili importanti: i Malaspina a contatto
con il genovese e i Landi e gli Anguissola nella parte bassa.
Come al solito di molti di questi fortilizi non rimangono che rovine,
di altri resistono strutture discrete ma in progressivo disfacimento, di
pochi sono conservati l'imponenza e gli splendori di un tempo.
L'itinerario inizia da Piacenza seguendo le indicazioni per Gossolengo/
Rivalta.
La prima tappa è il castello di Gossolengo raggiungibile dalla
piazza del paese prendendo a sinistra.
Castello di Gossolengo 
Sulle origini di questo castello non esistono fonti precise ma si
può far risalire al 1300 quando nella zona si svolse una battaglia
fra guelfi piacentini e truppe viscontee che risultarono sconfitte .
Dopo varie vicende il castello passò ai monaci di S.Sisto e
quindi al demanio statale.
Il torrione dell'antico ingresso è ancora mantenuto allo stato
originale in mattoni e sassi con tracce del ponte levatoio mentre tutto
il resto del castello risulta intonacato. La struttura è a pianta
rettangolare con due torri quadrate sul fronte principale.
Castello di Rivalta  
Lasciamo Gossolengo e proseguiamo per Rivalta. Dopo alcuni chilometri
si attraversa il Trebbia con un lungo ponte e sulla riva destra appare
inconfondibile il profilo del castello che si raggiunge dopo poco. La zona
che stiamo attraversando fu quasi sicuramente teatro della grande battaglia
della Trebbia tra i Romani e Annibale che li sconfisse duramente.
Già nell'anno 1048 il castello è citato come proprietà
dell'abbazia di S.Savino mentre nel 1164 risulta proprietà dei Malaspina.
Nei primi anni del 1300 il castello è dei Landi che nel 1322 vi
si arroccarono con numerose milizie messi sotto assedio da Galeazzo Visconti
a quel tempo signore di Piacenza. Dopo due mesi il castello cedette ma
Obizzo Landi riuscì a fuggire e in seguito ritornò con un
esercito pontificio riprendendosi Piacenza e il feudo.
Ancora nel 1500 il castello è di un Landi, Corrado, che parteggiando
per gli Sforza contro il re di Francia si mise nei guai e finì nelle
carceri milanesi. Nel 1515 tuttavia gli fu riconfermata la signoria su
Rivalta che divenne importante centro mercantile. Nel 1636 la rocca fu
assediata e conquistata da milizie spagnole dopo feroci combattimenti.
Il diciottesimo secolo fu durissimo per la zona e il castello subì
il saccheggio da parte delle truppe tedesche nel 1746 e da quelle francesi
nel 1799.
Da fine ottocento passato agli Zanardi Landi il castello con il borgo
sono stati da questi e dai loro discendenti attuali completamente restaurati,
diventando la residenza che ha ospitato più volte la defunta principessa
Margaret di Inghilterra.
La struttura del complesso presenta una parte medioevale costituita
da una grande torre in pietra che difendeva l'ingresso, mentre successiva
è la costruzione della dimora signorile con la caratteristica torre
tonda munita di un originale torretta. Nel palazzo degni di nota il salone
d'onore e la cappella, oltre ad altri ambienti.
Nel periodo estivo il castello è quasi sempre aperto a visite
guidate ma anche il borgo e la sua chiesa meritano una visita. Nella zona
sopra il castello si estende uno dei boschi più integri della provincia
che va dato atto alla famiglia Zanardi Landi di aver conservato.
Castello di Statto 
Lasciamo Rivalta e proseguiamo sempre sulla strada che percorre
la riva sinistra orografica ( la destra salendo..). dopo alcuni chilometri
superato il Golf Club di Croara vedremo alla nostra sinistra il fortilizio
di Statto di cui si può fare a piedi il giro esterno. Realizzato
in sassi del Trebbia il fortilizio presenta quattro torri tonde angolari
tipiche delle costruzioni quattrocentesche del piacentino e una serie di
fabbricati posti lungo le mura di difesa .(solo uno dei lati, quello sud
, è munito della sola cortina di mura).
Alle origini della famiglia Anguissola , subì numerosi
cambi di proprietà passando grazie agli Sforza ai Caracciolo che
lo conservarono fino al 1896 quando fu lasciato in eredità al collegio
Alberoni. Nel 1926 fu ceduto ai conti Anguissola che lo restaurarono come
dimora estiva. Appena fuori dall'abitato di Statto c'è la strada
per Scrivellano (a 2 Km.) dove si trova l'omonimo castello dei Landi e
poi dei Romani. E' profondamente modificato ma conserva ancora una bella
torre quadrata. Torniamo a Statto e proseguiamo verso Travo
Castello di Travo 
Il fortilizio locale fu dei Malaspina fino al 1200 quando il comune
di Piacenza lo conquistò spingendo i nobili rivali verso l'alta
valle.
Nel 1255 il castello di Travo fu distrutto dal Pallavicino, ma ai primi
del '300 fu dato dall'imperatore d'Austria agli Anguissola che se
lo rividero confermare successivamente dai Visconti, dagli Sforza e dai
Farnese.. Il castello non fu teatro di vicende storiche particolari e alla
fine del '700 fu trasformato in abitazione signorile. Oltre al palazzo
oggi di proprietà comunale delle antiche strutture rimangono due
torri quadrate e una rotonda tra l'ingresso e il fiume.
Il complesso è comunque interessante e vale una breve visita.
Da Travo si può raggiungere Bobbiano con la strada che
sale al monte dalla piazza. La località presenta su di un poggio
vicino alla chiesa un massiccio torrione inglobato in un azienda agricola
che rende la visita difficile. La struttura è tutto quello che rimane
dell'antico castello, storicamente dato per ben munito.
La puntata a Bobbiano consente di ammirare la Pietra Perduca e la
Pietra Parcellara, due massicci rilievi ofiolitici cui vale la pena
di dedicare un poco di tempo ( vedi
sul nostro sito l' itinerario) Raccomandiamo in particolare la
prima, raggiungibile con 20 minuti di sentiero che si prende sulla destra
3,5 km circa dopo Bobbiano, (superate le case di Termine Grosso) anche
perché presenta aspetti storici interessanti.
Da Travo passiamo sulla sponda destra del Trebbia e raggiungiamo dopo
18 chilometri Bobbio.
Castello di Bobbio 
Località famosa per il monastero fondatovi nel 613 dal monaco
irlandese Colombano e che diventò uno dei più famosi monasteri
italiani, Bobbio presentava già dal 1200 un castello e opere di
fortificazione. Nel 1300 i Malaspina costruirono una rocca sulle vecchie
strutture ma negli anni successivi il feudo di Bobbio passò ai Visconti,
agli Anguissola e ai Dal Verme. Nel 1500 il re di Francia dava il feudo
di Bobbio a Ludovico di Lussemburgo che dovette assediare il castello per
toglierlo ai Dal Verme. In tale occasione le bocche da fuoco francesi distrussero
gran parte della struttura. In seguito i Dal Verme recuperarono le loro
proprietà ma il castello fu mano a mano lasciato andare in rovina
fino a che privati e da ultimo lo stato , attuale proprietario, non ne
iniziarono il restauro. Oggi è visitabile e perfettamente conservato
il grande mastio rettangolare con la porta con incastri dell'antico ponte
levatoio. Per la visita a Bobbio e ai suoi monumenti prevedere almeno mezza
giornata.
Proseguendo lungo la statale 45 oltre alle bellezze naturali dei luoghi
si trova dopo 9 chilometri
Brugnello, paesino su un ripido colle
cui si accede con una strada a destra appena dopo il ponte di
Marsaglia.
In
tempi remoti vi sorgeva un fortilizio tenuto dai Malaspina e poi
dai Dal Verme. Oggi non ne rimane che qualche fondamenta ma il posto merita
ugualmente una visita per il caratteristico borgo ed il panorama sui meandri
del Trebbia.
Sempre da Marsaglia prendendo la strada per Ferriere-Passo del Mercatello
si può raggiungere Ozzola
a circa 6 km dove nei prati sovrastanti la parte alta del paese è
presente una torre in pietra di antiche ma non definite origini.
Castello di Ottone 
Se il tempo lo consente puntiamo ad Ottone, 18 chilometri da Marsaglia
con strada tortuosa ma affascinante, Sopra il paese c'è un poderoso
fortilizio che domina la valle, la rocca dei Malaspina.
Torre di Zerba 
Ritornando da Ottone, un chilometro circa dal paese, si incontra
sulla sinistra la deviazione per Zerba e la Val Boreca, tra le valli più
integre della provincia .Nel capoluogo comunale, Zerba, (a 11 km con tornanti
da Ottone) sono presenti i resti di un torrione che merita la visita in
particolare per la posizione panoramica in cui è posto, dominante
la val Trebbia. Il sentiero è difficile nella parte finale, dove
presenta alcune rocce che vanno superate con appigli ferrati che non consentono
la salita a tutti.
La Val Boreca merita senz'altro la visita di una giornata
per la sua natura incontaminata (vedi
monte Cavalmurone) e per i piccoli caratteristici paesi arrampicati
sui monti.
Torre castello di Macerato 
Ripresa la via per il fondovalle, arrivati a Perino con la nuova
strada lungo Trebbia ( o meglio "dentro" Trebbia) si deve svoltare verso
il centro paese e imboccare la vecchia strada per Bobbio. Dopo qualche
centinaio di metri sulla sinistra c'è una strada con indicazione
per Filipazzi.
E' piuttosto ripida ma oltre ad offrire scorci inconsueti
sulla Pietra Parcellara e sul monte Armelio ci fa incontrare dopo alcuni
chilometri , anche questo inglobato in un azienda agricola, il fortilizio
di Macerato con un bel torrione rotondo. E' una costruzione minore ma merita
una foto.
Castello (in rovina) di Erbia 
La bellezza del panorama e la mole del castello meritano questa
deviazione in Val Perino.
Tornati a Perino in piazza si svolta a destra seguendo le indicazioni
per Passo del Cerro- Bettola.
Dopo 12 chilometri di tornanti prendere a destra la strada per Calenzano
fino
ad incontrare la frazione di S.Boceto. Lasciare l'auto ed entrati nell'abitato
chiedere del sentiero per il castello.
Dopo qualche centinaio di metri vi apparirà la sagoma poderosa
ma mutilata dal crollo del torrione
dell'antico maniero. Oggi è pericolante quindi recintato dal
proprietario (Cementirossi) e le speranze di salvarne almeno una
parte, come meriterebbe per la sua storia, sono poche.
Castello di Montechiaro 
Lasciata la Val Perino si ritorna verso Piacenza sulla statale 45
e dopo Travo sulla destra troviamo le indicazioni per Rallio di Montechiaro,
strada che ci permetterà di arrivare a ridosso del magnifico castello
di Montechiaro. La visuale obbligatoriamente esterna trattandosi di abitazione
privata potrà comunque dare l'idea della imponenza della struttura,
con il grande dongione al centro del cortile e la serie di mura che coronano
il mastio merlato.
Nel 1324 il castello è degli Anguissola e loro rimase per oltre
300 anni, teatro di numerose azioni cruente fino a che nel 1652 fu venduto
ad una famiglia nobile genovese, i Morando.
Restò loro fino al 1840, anno in cui passò ad una Casati
e per successive eredità agli attuali proprietari.
Castello di Ancarano 
Superato Rivergaro, a circa un chilometro sulla destra c'è
l'indicazione per Ancarano,dove troviamo il relativo maniero,
oggi abitazione privata e azienda agricola. Una foto di prammatica
alla bella costruzione e torniamo alla statale 45. All'incrocio
attraversiamo la statale e prendiamo
la strada per Roveleto Landi.
Torre di Roveleto Landi 
Lungo la strada circa alla fine del paese troviamo questa costruzione
che pur non avendo dimensioni e storia notevoli è un bell'esempio
di architettura medioevale minore e personalmente mi affascina.
Castello di Niviano 
Lasciato Roveleto Landi prendiamo dopo 500 metri circa la deviazione
sulla destra che porta al paese di Niviano. Il castello fu nel 1100
dei Malaspina e dal 1400 dei Landi di Rivalta.
La costruzione è notevole, munita di torri rotonde merlate ai
quattro angoli e merita una sosta prima di tornare alla statale 45 e raggiungere
rispettivamente sulla sinistra quanto resta dei fortilizi di Ottavello
e dare un occhiata a quello di Caratta, per quanto coperto dai fabbricati
dell'azienda agricola che lo ingloba.
Per completare il quadro della Val Trebbia ci rimane, raggiungibile
da Caratta con una deviazione sulla destra (attenti alla segnaletica) il
castello di Baselica.
Castello di Baselica (Settima) 
Costruito dai Visconti nel 1400, presentava una forte struttura
con tre ordini di merli, chiuso completamente da alte mura con feritoie.
Oggi risulta in parte in rovina e circondato da abitazioni nuove.
Con questo ultimo fortilizio chiudiamo l'itinerario di "caccia" a castelli
e torri della Val Trebbia.
Ne abbiamo "saltato" forse qualcuno , ma il panorama è abbastanza
completo e siamo sicuri che il binomio storia-natura che avrete incontrato
vi farà tornare in questa valle che non manca mai di stupire anche
chi la frequenta da anni.
Bibliografia: I castelli del Piacentino - Carmen Artocchini - Ed. TEP Piacenza
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